
Voto: 3/5 - anno di stampa: 2007 - prodotto da Brendan O'Brien
Ho dovuto chiudermi in casa ed ascoltarlo in tutti i modi possibili, ho dovuto resistere alla tentazione (solo iniziale, a dir la verità) di toglierlo dal lettore e passare ad altro, ho dovuto leggere più recensioni che potevo, per cercare di avere tutti i punti di vista e le opinioni che potevo.
Alla fine posso dire la mia: Magic merita un 3 su 5.
L'attesa era tanta, come per ogni nuovo disco e soprattutto per un disco nuovo con gli E street. E soprattutto per quel comporta un disco nuovo con la E street, cioè, ovviamente, una tournè con la band, ogni volta il momento clou della musica targata Springsteen.
Ma c'è un ma... Il disco fa fatica a decollare, il tam tam radiofonico del primo singolo "Radio nowhere" faceva presagire qualcosa di diverso, tante chitarre, suoni aperti e semplici, roba da suonare a tutto volume.
Invece è il classico specchietto per allodole, qualcosa che ricorda molto quanto già successo all'epoca di "Born in the U.S.A.". Il resto del disco è invece molto omogeneo, basso e batteria prevalgono spesso sulle chitarre e soprattutto sulle tastiere, cosa inusuale per il suono della band, il sax di Clarence spesso è impercettibile e comunque ha raramente l'impatto devastante del passato.
Siamo d'accordo, gli anni 70 sono finiti da un pezzo e sono certo che rimarrei più deluso da un suo stucchevole tentativo di riproporre "Thunder road" o "Badlands" fino alla nausea. Ma dopo i, a mio avviso, riusciti esperimenti di "Devils and dust" e della "Seeger session", questo rappresenta un piccolo passo indietro. Ognuno aspetta il proprio album preferito, come la propria scaletta da concerto preferita, ma avrei apprezzato maggiormente suoni meno patinati e molto più "sporchi"; un vero peccato secondo me perchè le canzoni ci sono, soprattutto nei testi.
Al momento la mia preferita è "I'll work for your love" una canzone piacevolissima, che avrebbe fatto il suo figurone anche in "The river" con l'invito iniziale a Theresa a versargli da bere accompagnato dal piano di Bittan e l'intermezzo di sax qui sì dirompente!
Belle anche "Devil's arcade", una ballatona in pieno stile underground newyorkese post 11 settembre, "Gypsy biker", il testo migliore dell'album, la pearljamiana "Radio nowhere" e soprattutto "Terry's song" ghost track dedicata all'amico Terry Magovern, scomparso durante la registrazione di Magic.
L'album è piacevole, compatto, molto più ad esempio di "The rising" (secondo me troppo lungo e con le canzoni messe in un ordine che non rende loro giustizia).
Peccato per "Your own worst enemy", per me una delle peggiori di sempre, per "You'll be comin' down" e per "Livin' in the future" che continuano a convincermi poco.
Non si poteva sperare nel capolavoro (Darkness e Nebraska sono già state pubblicate), però ad artisti meno fortunati non ho concesso tutto questo tempo...
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