lunedì 22 giugno 2009

WARPAINT LIVE - THE BLACK CROWES

Voto: 4/5 - anno di stampa: 2009

A un anno da Warpaint album, i Black Crowes confermano la ritrovata vena anni 90 e anzi, se ne escono con un secondo grande live dopo Frek’n’roll e non è cosa da poco, se si considera che nonostante siano, al momento, uno dei migliori live act d’America, la loro discografia live sia piuttosto scarna.
Ok, esistono gli istant live per far felici i fan più accaniti, ma la discografia ufficiale è un’altra cosa…
Questa versione live del bellissimo Warpaint rende ancora più grandi le sue canzoni: versioni tirate, allungate in jam chitarristiche perfette, piano in sottofondo.
Sono sincero, ero scettico. Avendo assistito a un concerto del Warpaint tour, ammetto che sono venuto via dall’arena non soddisfatto come lo sono ora. Forse era colpa mia, ma in questo disco c’è una carica rock veramente non indefferente.
Non c’è solo il rock, ovviamente, ci sono tutti le caratteristiche dei Crowes, le stesse già emerse in Warpaint ovviamente, ma rese al massimo.
Non so se questo è il loro disco migliore, forse pecca dell’originalità di Amorica o Southern Harmony, ma è un disco bello, che non annoia mai, che ogni volta che lo si riascolta si scopre qualcosa di nuovo e di bello.
A differenza di Freak’n’roll, che era il coronamento della loro carriera concertistica, con tutti i loro grandi successi, qua non ci sono hit storici, neppure nel disco due, ma non importa, vengono valorizzate le loro canzoni nuove, gli hit del dopo riunificazione.
E anche la scelta delle cover si mantiene su questo tenore, canzoni di Stones e Clapton, ma non canzoni strafamose.
Un istant live di lusso.

venerdì 12 giugno 2009

TIME THE CONQUEROR - JACKSON BROWNE



Voto: 3/5 - anno di stampa: 2008 - prodotto da Jackson Browne e Paul Dieter

Dopo una doppia raccolta e un doppio album live acustico (ottimi), il buon Jackson Browne torna con un disco da studio dal discusso The niked ride home (che però aveva almeno 2 buoni pezzi).
Purtroppo la parabola discendente del cantautore californiano non ha subito variazioni neanche stavolta e la discografia post anni 70 continua a mantenersi su livelli medi: alcune buoni canzoni, molto mestiere, nel complesso dischi senza infamia e senza lode.
La title track è una canzone Jackson Browne al 100%, bel motivetto, ben cantanta, molto carina.
Così come orecchiabile e piacevole è Going down to Cuba, una canzone fresca.
Una buona presenza l’hanno anche le canzoni di protesta, soprattutto contro il governo Bush e la guerra in Iraq. L’impegno politico di Browne è noto fin dai tempi di No Nukes e qui torna i maniera molto massiccia.
The drumes of war, Where were you sono due classiche canzoni in cui il testo ha la prevalenza sulla musica, che fa da semplice accompagnamento; anzi è maggiore la musicalità delle parole che non della musica stessa. È evidente che la loro funzione è quella.
Il resto sono più o meno riempitivi, o canzoni che comunque nulla lasciano in più alla discografia, immensa, di Jackson Browne.

venerdì 5 giugno 2009

NEBRASKA - BRUCE SPRINGSTEEN


Voto: 5/5 - anno di stampa: 1982 - prodotto da Bruce Springsteen

Ricordo che comprai la mia copia del cd il giorno prima di partire per Praga in gita scolastica. Da giovane da poco infatuato del rock del Boss e attratto da Queen e Guns’n’Roses, il primo ascolto di questo disco così scarno che all’epoca mi sembrava country, mi lasciò un po’ perplesso…
Mi concentrai su Atlantic city, su quello che sapevo essere l’unico singolo e potenziale unica canzone in un futuro concerto, e mi dimenticai del resto.
Quando qualche anno dopo uscì The ghost of Tom Joad, capì la grandezza di quell’album di tredici anni più vecchio e me ne innamorai follemente. Non ricordo di altri dischi che ebbero il merito di farmene piacere altri, ma all’epoca è successo. La struttura monocorde, tenebrosa e triste di Tom Joad, mise in luce la varietà, la complessità, la perfezione di un album che è tutto l’opposto di quello che sembra al primo ascolto.
È l’album folk per antonomasia, per le tematiche trattate, per la durezza dei testi e per il suono, scarno che di più non si può.
Registrato in casa propria con uno stereo a 4 piste, Bruce, senza volerlo, ha pennellato 10 capolavori, 10 canzoni che dovevano essere dei demos e che sono risultati, messi su vinile, uno dei dischi più rivoluzionari della storia della musica.
Non mi voglio dilungare raccontando le storie trattate, chi non le conosce se le vada ad ascoltare e a leggere i testi, non sa cosa si perde. Anche perché mi dilungherei a raccontare 10 romanzi, data la complessità delle trame narrative. Nebraska (la canzone), Johnny 99, State Trooper e soprattutto Highway patrolman, la cui storia ha ispirato Sean Penn per il suo battesimo dietro la macchina da presa con Lupo solitario. Strano che nessun altro non c’avesse pensato prima…
La grandezza di questo disco è evidente quando le canzoni vengono rifatte dal vivo e diventano, sia che siano in versione E street sia che siano suonate acustiche (come nel D&D tour), il momento clou del concerto.