
Voto: 4/5 – anno di stampa 2007 – prodotto da Marc Ford
Ryan Bingham è una delle speranze più promettenti per chiunque ami il rock americano.
Texano, scoperto da Joe Ely e sotto contratto con la Lost highway, prodotto da Marc Ford, ha avuto la sua grande occasione dopo 3 dischi indipendenti e non l’ha buttata.
Anzi, Mescalito è un album fantastico, una sorta di greatest hits dei 3 album precedenti che sono praticamente introvabili (ho ascoltato solo Wishbone Saloon in formato mp3 ed è bellissimo ed ha già alcune canzoni poi riprese in Mescalito) reincidendole tutte con la sua band e riarrangiadole, dando innanzi tutto la possibilità a chi non aveva sentito le vecchie canzoni di farlo, e di ridargli nuova vita grazie ai mezzi a disposizione decisamente più alti.
Il risultato, come già detto, è di altissimo livello e il merito è tutto di Bingham e della sua band, un gruppo di brutti ceffi che sembrano usciti da un romanzo di Cormack McCarthy.
Le canzoni sono belle, cantate con la voce di Bingham che è fantastica, suonate in maniera impeccabile, sia quando sono ballate acustiche, sia quando ci danno di slide sui brani più picchiati.
Si respira aria texana a più non posso, il loro essere di El Paso è presente quasi in ogni canzone.
È texana al 100% l’iniziale "Southside of heaven", una delle migliori del disco, che accompagna splendidamente le immagini che sono state scelte per creare il video visibile su youtube.
Così come "Boracho station", col testo in spagnolo, la bellissima "Ghost of Travelin’ Jones" e l’allegra "Dollar a day".
Sono canzoni mature "Ever wonder why" e "Sunrise" (con un bellissimo violino iniziale) cantate con voce grattata. Doti che non paiono quelle di un 25enne.
Stupenda la potenza di "Bread and water", canzone chiave del disco e dei concerti, coi suoi assoli di slide che dal vivo sembrano non finire mai. Forse la canzone più bella.
Capitolo a parte merita "For what it’s worth". Titolo preso in prestito per questa ballata di 14-minuti-14 che sono il sunto della musica di Ryan Bingham, della sua arte, della sua bravura.
Mi sono letteralmente innamorato di questo disco, della sua musica, della sua capacità di sintetizzare in canzoni la solitudine, la durezza, i sapori, i colori, gli odori, gli umori del Texas orientale.
Presto dovrebbe uscire il nuovo disco. Ripetersi è ovviamente difficile, augurarsi che non sia l’ennesimo fuoco di paglia è però lecito.
Texano, scoperto da Joe Ely e sotto contratto con la Lost highway, prodotto da Marc Ford, ha avuto la sua grande occasione dopo 3 dischi indipendenti e non l’ha buttata.
Anzi, Mescalito è un album fantastico, una sorta di greatest hits dei 3 album precedenti che sono praticamente introvabili (ho ascoltato solo Wishbone Saloon in formato mp3 ed è bellissimo ed ha già alcune canzoni poi riprese in Mescalito) reincidendole tutte con la sua band e riarrangiadole, dando innanzi tutto la possibilità a chi non aveva sentito le vecchie canzoni di farlo, e di ridargli nuova vita grazie ai mezzi a disposizione decisamente più alti.
Il risultato, come già detto, è di altissimo livello e il merito è tutto di Bingham e della sua band, un gruppo di brutti ceffi che sembrano usciti da un romanzo di Cormack McCarthy.
Le canzoni sono belle, cantate con la voce di Bingham che è fantastica, suonate in maniera impeccabile, sia quando sono ballate acustiche, sia quando ci danno di slide sui brani più picchiati.
Si respira aria texana a più non posso, il loro essere di El Paso è presente quasi in ogni canzone.
È texana al 100% l’iniziale "Southside of heaven", una delle migliori del disco, che accompagna splendidamente le immagini che sono state scelte per creare il video visibile su youtube.
Così come "Boracho station", col testo in spagnolo, la bellissima "Ghost of Travelin’ Jones" e l’allegra "Dollar a day".
Sono canzoni mature "Ever wonder why" e "Sunrise" (con un bellissimo violino iniziale) cantate con voce grattata. Doti che non paiono quelle di un 25enne.
Stupenda la potenza di "Bread and water", canzone chiave del disco e dei concerti, coi suoi assoli di slide che dal vivo sembrano non finire mai. Forse la canzone più bella.
Capitolo a parte merita "For what it’s worth". Titolo preso in prestito per questa ballata di 14-minuti-14 che sono il sunto della musica di Ryan Bingham, della sua arte, della sua bravura.
Mi sono letteralmente innamorato di questo disco, della sua musica, della sua capacità di sintetizzare in canzoni la solitudine, la durezza, i sapori, i colori, gli odori, gli umori del Texas orientale.
Presto dovrebbe uscire il nuovo disco. Ripetersi è ovviamente difficile, augurarsi che non sia l’ennesimo fuoco di paglia è però lecito.



