
Voto: 3,5/5 - anno di stampa: 2008 - prodotto da Paul Stacey
L’ultimo album in studio, Lions del 2001, era piuttosto brutto ed era evidente che la band aveva bisogno di una pausa di riflessione.
Tolta la voglia dei loro rispettivi album solisti, i fratelli Robinson hanno deciso di riprendere la strada più logica, tornare a suonare insieme. E in due anni di concerti, hanno fatto uscire l’ottimo doppio "The lost crowes" e l’altrettanto buono "Freak’n’roll", doppio live con sezione di fiati.
Questo nuovo disco ha tutte le caratteristiche del tipico album dei Black crowes: un album moderno che va a pescare nella tradizione americana.
C’è rock, c’è blues (riuscitissima la cover "God’s got it" del reverendo Charlie Jackson), ci sono le ballate, c’è il sud. Non è l’album migliore, ma è un bel disco, sul livello di "By your side", e non è poco, considerando la lunga pausa, la perdita di Marc Ford e in generale quel che passa il convento…
Il difetto principale è quello di risultare, alla fine, un po’ noioso. Forse una canzone o due in più stile l’iniziale "Godbye daughters of the revolution", canzone orecchiabile e di facile impatto, tutto sommato non ci sarebbero state male. Non per commercializzare il disco, solo per alleggerirlo.
Rimane comunque uno dei migliori figliastri del capostipite "Exile on main street".
L’ultimo album in studio, Lions del 2001, era piuttosto brutto ed era evidente che la band aveva bisogno di una pausa di riflessione.
Tolta la voglia dei loro rispettivi album solisti, i fratelli Robinson hanno deciso di riprendere la strada più logica, tornare a suonare insieme. E in due anni di concerti, hanno fatto uscire l’ottimo doppio "The lost crowes" e l’altrettanto buono "Freak’n’roll", doppio live con sezione di fiati.
Questo nuovo disco ha tutte le caratteristiche del tipico album dei Black crowes: un album moderno che va a pescare nella tradizione americana.
C’è rock, c’è blues (riuscitissima la cover "God’s got it" del reverendo Charlie Jackson), ci sono le ballate, c’è il sud. Non è l’album migliore, ma è un bel disco, sul livello di "By your side", e non è poco, considerando la lunga pausa, la perdita di Marc Ford e in generale quel che passa il convento…
Il difetto principale è quello di risultare, alla fine, un po’ noioso. Forse una canzone o due in più stile l’iniziale "Godbye daughters of the revolution", canzone orecchiabile e di facile impatto, tutto sommato non ci sarebbero state male. Non per commercializzare il disco, solo per alleggerirlo.
Rimane comunque uno dei migliori figliastri del capostipite "Exile on main street".
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